Come scegliere e allenare lo stile che serve alla tua storia – dalla lezione di Maurizio Cucchi
Scrittura “ricca” vc “asciutta”
Una delle questioni più ricorrenti nel lavoro di scrittura riguarda la scelta dello stile.
Spesso si immagina che la forma sia una componente secondaria rispetto alla trama, ma è esattamente l’opposto: la forma determina il modo in cui la costruzione narrativa si manifesta e diventa percepibile a chi legge.
Esistono due poli utili per orientarsi: la scrittura ricca e quella asciutta. In mezzo, infinite gradazioni possibili.
La scrittura ricca si caratterizza per articolazione sintattica più complessa, presenza di registri linguistici molteplici, attenzione a dettagli sensoriali e a sfumature espressive.
Si tratta di una scrittura che chiama in causa il ritmo interno del periodo, e che spesso dialoga con la tradizione letteraria. È potente e coinvolgente, ma richiede particolare equilibrio per non sfociare nell’eccesso o nella ridondanza.
La scrittura asciutta è invece costruita per sottrazione: sintassi essenziale, selezione rigorosa dei dettagli e riduzione massima di aggettivi e avverbi.
È importante chiarire che “asciutto” non significa “piatto”: al contrario, questa scelta può portare a risultati di grande incisività e precisione emotiva. L’efficacia deriva dalla forza del non detto e dalla capacità evocativa dei pochi elementi selezionati.
Non si tratta di categorie rigide o prescrittive, bensì di due orientamenti tra cui ogni persona autrice può muoversi consapevolmente.
È utile porsi la seguente domanda guida: quale forma serve davvero a questa scena/personaggio/voce narrante?
L’economia dello stile
A un livello più generale, entrambi gli orientamenti rimandano a un principio comune: la scrittura efficace è economica.
Per economia si intende un rapporto proporzionato tra ciò che si vuole ottenere e gli strumenti utilizzati (parole, punteggiatura, ritmo). Ogni parola dovrebbe risultare necessaria. Se eliminandola il testo migliora, quella parola era superflua.
Ritmo e suono
Ogni testo possiede una dimensione sonora. Alternare frasi più brevi e frasi più ampie produce movimento, respiro, tensione.
Leggere ad alta voce è uno dei metodi migliori per verificarne l’efficacia.
Aggettivi
L’aggettivo è uno degli strumenti più delicati. Un aggettivo può illuminare una frase, ma può anche sostituirsi all’esperienza del lettore, riducendo la complessità.
Per questo è bene privilegiare aggettivi concreti – non valutativi –, e evitare aggettivi che “spiegano” ciò che la scena potrebbe mostrare.
L’obiettivo finale è quello di trovare la tua voce (e non di imitare): conoscere i modelli serve a scegliere consapevolmente.
La pratica come metodo
Non esistono progressi senza esercizio.
Scrivere con regolarità – anche brevi testi, appunti, frammenti – permette di interiorizzare gli strumenti discussi a lezione.
L’editing successivo aiuta a riconoscere le proprie tendenze, i propri punti di forza e ciò che va calibrato.
La competenza nasce dall’esercizio costante e dall’editing sui testi. È consigliato scrivere anche quando “non c’è l’ispirazione”: brevi scene, descrizioni, micro-compiti mirati. La pratica sedimenta ciò che si impara a lezione.
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