Al cinema: Il colpevole – The guilty; Dafne; Sofia; Momenti di trascurabile felicità.

 

 

 

IL COLPEVOLE – THE GUILTY
Thriller
Regia: Gustav Moeller
Interpreti: Jakob Cedergren, Johan Olsen, Katinka Evers-Jahnsen

 

 

Berenice dice: nulla è mai come sembra
Stazione di Polizia, centralino di pronto intervento. Asger è un agente addetto alle chiamate d’emergenza, suo malgrado. Telefonate strampalate, individui fatti, sopra le righe, infuriati. Asger risponde a tono, non si lascia impressionare, non li prende troppo sul serio. Poi arriva una telefonata, una voce di donna, e tutto cambia. Sarà quella telefonata a tenere incollato il poliziotto (e tutti noi) per un’ora e mezza, non avrà pace fino a che si arriverà in fondo a quella vicenda, a ciò che le sta dietro. Ma, in parallelo, anche un’altra storia si rivelerà. E infatti, mentre con quel suo viso duro e imperturbabile Asger risponde al telefono, chiama i colleghi, parla con la Centrale, gli occhi fissi sul computer, ci chiediamo perché tutti lo trattino con freddezza, non si fidino di lui, cosa sia successo per farlo finire lì. Lui si finge tranquillo anche se capiamo che qualcosa non torna. Immagine dopo immagine, telefonata dopo telefonata, capiremo. Tutto passerà su quel viso, apparentemente impassibile, ansia, paura, angoscia, speranza, rabbia. Sarà con i suoi occhi, le sue parole, le sue espressioni, che conosceremo i suoi interlocutori, il dramma, l’angoscia, la rabbia ma anche l’improvvisa tragica consapevolezza. Assieme a lui sbaglieremo e con lui capiremo quanto e come ci si possa sbagliare. Rimanendo incollati fino all’ultimo a quel filo invisibile che l’uomo crea con chi parla con lui. Un imperdibile debutto.
Giudizio: ****

 

 

 

DAFNE
Film drammatico
Regia: Federico Bondi
Interpreti: Carolina Raspanti, Antonio Piovanelli, Stefania Casini

 

 

Berenice dice: da vedere (impossibile raccontarlo)
Dafne ha i capelli rossi, lavora in un supermercato, ha trentacinque anni e vive ancora con i genitori. All’improvviso la madre muore e gli equilibri della famiglia ne vengono travolti, lei e il padre dovranno uscire da quel grande lutto e ciascuno lo farà a modo suo. Saremmo portati a pensare che per lei possa essere più complicato. Invece sarà proprio la ragazza, con la sua determinazione e tenacia granitiche che non solo supererà il lutto ma troverà le forze per tirare fuori dalla depressione nella quale è caduto l’anziano padre.
Dafne è una vera forza della natura, con una vitalità e una spontaneità fuori dal comune, parla come un libro stampato, per frasi fatte ma sempre azzeccatissime, con un effetto spiazzante che ogni volta
sorprende. Dafne, come la protagonista del film, è affetta dalla sindrome di Down e il regista ha avuto l’intelligenza di lasciare all’attrice la libertà di essere se stessa, finendo per regalare a Dafne tantissimo di sé. Il risultato è un personaggio indimenticabile, tanto spontaneo quanto umano.
Giudizio: ***

 

 

 

SOFIA
Film drammatico
Primo lungometraggio della regista Meryem Benm’Barek
Interpreti: Nadia Niazi, Sarah Perles, Faouzi Bensaïdi, Lubna Azabal

 

 

Berenice dice: il Marocco visto dal di dentro (dalle donne).
Casablanca, oggi. Un pranzo in famiglia, allegro, gioviale, nessuno sembra accorgersi di nulla, fino a che Sofia – la figlia neppure ventenne dei padroni di casa – sta male. Sarà la cugina Lena, studentessa in medicina, a capire tutto, coprirla e aiutarla. Sofia è al non mese di gravidanza e sta per partorire. Solo che in Marocco, come la regista ci fa sapere in apertura del film, i rapporti sessuali fuori dal matrimonio sono puniti con un anno di reclusione. Così seguiremo Sofia e la cugina alla disperata ricerca di un ospedale che la accetti, nessuno vuole problemi e la ragazza senza un marito e un padre per il bambino può mettere nei guai se stessa e pure l’ospedale. Nonostante le doglie, l’imminenza del parto, tutti la rifiutano. La vedremo partorire di nascosto, quasi fosse una ladra, venire dimessa in fretta e furia subito dopo, senza neppure il tempo di riprendersi, assieme al suo piccolo che sente come qualcosa di estraneo di cui vorrebbe liberarsi. “Voglio solo uscire da questo incubo” urla alla cugina, ma il suo incubo è appena iniziato. Questa la parte più interessante del film. Meno meno riuscita la seconda: la reazione della famiglia, la disperata ricerca di un padre e di un marito, i sotterfugi per evirare lo scandalo. Resta comunque un bel ritratto di donne, divise tra tradizione e modernità, capaci di prendere in mano la propria vita, decidere del proprio futuro, nel rispetto della tradizione ma piegandola al proprio servizio, donne forti, determinate, decise.
Giudizio: ***

 

MOMENTI DI TRASCURABILE FELICITA’
Commedia
Tratta dai due libricini Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile infelicità
Regia: Daniele Luchetti
Sceneggiatura: Francesco Piccolo
Interpreti: Renato Carpentieri, Angelica Alleruzzo, Francesco Giammanco

 

 

 

Berenice: una trascurabile leggerezza
Un’ora e trentadue minuti è quello che Paolo (Pif) avrà a disposizione per tornare sulla Terra, fare ciò che non ha mai fatto, prima di andarsene per sempre. Si renderà conto di quanto tempo abbia perso, delle cose importanti nella sua vita, di ciò cui davvero tiene. Solo che per arrivarci dovremo perderci in mille piccole deviazione, domande senza molto senso, dubbi di ogni tipo, ricordi sfilacciati, rimpianti, rimorsi, qualche tormentone. Trarre un film dai libriccini di notazioni di Piccolo era un azzardo, e la sfida a Luchetti è anche riuscita. Solo che lo spunto promettente non tiene, lo sviluppo non è altrettanto efficace, la storia si affloscia subito, tutto rimane un po’ in superficie lasciando un che di incompiuto, di occasione sprecata.
Non bastano alcune buone battute, una leggerezza di fondo, qualche sorriso strappato, bravi attori. E
neppure la simpatia di Pif che finisce per essere sempre uguale a se stesso. Lo schema, se troppo ripetuto, perde freschezza e rischia di risultare noioso. Lasciando la sensazione di non andare da nessuna parte dall’inizio alla fine. Trascurabile.
Giudizio: **