Al cinema: Border- Creature di confine; Una giusta causa; Copia originale; Boy Erased – Vite cancellate.

BORDER – CREATURE DI CONFINE
Film drammatico tratto dal racconto Confine di John Ajvide Lindqvist, originariamente pubblicato nel 2005 all’interno della raccolta Muri di carta.
Regia: Ali Abbasi
Interpreti: Eva Melander, Eero Milonoff, Joergen Thorsson, Rakel Waermlaender

Berenice: una vita ai confini (e la tentazione di superarli)
Svezia, un porto con controlli alla Dogana, dove un’agente donna dall’aspetto bizzarro, una smorfia sul viso e un fiuto eccezionale, scova potenziali contrabbandieri con una semplice annusata. Ne percepisce la colpa, la vergogna, la rabbia. Possiede un olfatto fuori dal comune ma non soltanto, ha per la natura una fortissima attrazione, ne è quasi in simbiosi. Sta bene quando è là a piedi scalzi, respirando, toccando insetti, piante, erba. Solo allora si sente se stessa, finalmente normale. Da una vita, infatti, Tina si considera ed è trattata come diversa, ‘strana’, sgraziata, rude, qualcuno da tenere a distanza. Lei stessa si isola, chiusa nel suo mondo fatto quasi di nulla. Avvertiamo la sua solitudine, il senso di estraneità, la sensazione incessante che manchi qualcosa. Poi arriva Vore, uomo alto, grosso e dalle sembianze bizzarre quanto le sue. L’olfatto di Tina ne è sconvolto, fiuta qualcosa che resta indecifrabile quanto sconvolgente. Ne è attratta in modo viscerale, sente una vicinanza, un’assonanza mai provata per nessuno prima, qualcosa di ferocemente potente, quasi animalesco.
Tratto dal racconto Grans di John Ajvide Lindquist – che si concentrava in particolare sull’incontro tra due esseri diversi ed estranei al resto del mondo – il film intende andare oltre e costruisce attorno a quel fortissimo nucleo una storia che però non ha pari potenza, quasi volesse trattare troppi temi e non sapesse quale prediligere. Il regista svedese di origini iraniane mischia i generi (forse troppi): dramma, fantasy, thriller, sfiora l’horror, chiede allo spettatore uno sforzo non da poco, andare oltre le proprie preferenze, aspettative, gusti. Ma se si riesce a superare preconcetti e sovrastrutture si può apprezzare il film in tutta la sua bellezza, con momenti di intensità rara, a tratti poetica. Forse Ali Abbassi non avrebbe potuto fare meglio se avesse prediletto un solo genere o un solo tema.
Un film non perfetto, a tratti non facile ma con momenti di straordinaria poesia e di grande potenza.
Giudizio: ***

 

UNA GIUSTA CAUSA
Film drammatico
Regia: Mimi Leder
Interpreti: Felicity Jones, Armie Hammer, Justin Theroux, Sam Waterston, Kathy Bates.

Berenice dice: il mondo cambiato dalle donne
Negli Stati Uniti degli anni Cinquanta per le donne è ancora complicato, se non impossibile, fare tante cose. Ruth Ginsburg è una di loro, intelligente, forte, determinata, ha una bella famiglia, un uomo che la ama, un bimba piccola. E vuole diventare avvocato. Non sarà così semplice. Tra le prime nove studentesse entrate ad Harvard, riuscirà a laurearsi con il massimo dei voti nonostante le difficoltà – anche personali – le discriminazioni, un maschilismo neppure così latente. Poi però nessuno la vorrà nel proprio studio: una rivale, una minaccia, un sovvertitrice di regole e abitudini? Ciascuno la vedrà a modo proprio e Ruth sarà costretta a ripiegare sull’insegnamento. E proprio da quelle aule continuerà la sua battaglia, stimolando i suoi studenti, non stancandosi di denunciare le disuguaglianze, le assurdità di un sistema che si ostina a rimanere attaccato a regole vecchie e da superare. I tempi stanno cambiando, Ruth lo percepisce e con l’aiuto del marito riuscirà a scardinare il sistema dall’interno utilizzando le sue stesse regole. Un biopic costruito e interpretato con cura in un’ottima ambientazione che, pur nei limiti del genere, riesce a restituire un personaggio credibile assieme a un’epoca che ci sembra così lontana, senza esserlo davvero.
Giudizio: ***

 

COPIA ORIGINALE
Film drammatico
Tratto dalle memorie Can You Ever Forgive Me? di Lee Israel, biografa e falsaria.
Regia: Marielle Heller
Interpreti: Melissa McCarthy, Richard E. Grant.

Berenice dice: quando la copia è meglio dell’originale
Lee Israel scrive biografie, è un’ottima scrittrice ma ha un pessimo carattere, beve, fuma, non sopporta la compagnia di nessuno. Così non ha il successo e il riconoscimento che meriterebbe. Mentre qualcuno riceve milioni di euro per insulse storie, lei non riesce a ottenere neppure un piccolo anticipo. Dopo un furibondo litigio viene licenziata e deve trovare un modo per guadagnarsi da vivere. Saranno delle vecchie lettere di Fanny Brice a darle l’idea. Grazie al suo ingegno riuscirà a scrivere come e meglio dei più famosi scrittori (Dorothy Parker, Louise Brooks, Edna Ferber), le sue lettere saranno ancora più ‘autentiche’ delle vere e andranno a ruba. Assieme al simpatico e goliardico Jack, un bravissimo Richard E. Grant, si divertirà a creare, riprodurre e poi vendere il frutto del suo genio, che ancora una volta passerà per genio altrui. Un film sul talento, la scrittura, le difficoltà di emergere, di confrontarsi con un mondo editoriale sordo, ma anche sulla diversità, l’incapacità di uniformarsi, inserirsi, non rimanere ai margini. Il tutto interpretato magistralmente da Melissa McCarthy al suo primo ruolo drammatico, inaspettatamente perfetta per la parte, capace di dare al personaggio una umanità unica, permettendo al film di andare oltre alla biografia per reinterpretare la protagonista e renderla un personaggio difficile da dimenticare.
Giudizio: ***

 

BOY ERASED – VITE CANCELLATE
Film drammatico
Basato sulla storia di Garrard Conley, raccontata nel suo libro di memorie Boy Erased: A Memoir
Regia: Joel Edgerton
Interpreti: Victor Sykes, Jared Eamons, Joe Halwyn

Berenice dice: sforzarsi di diventare la persona che non si è
Una piccola cittadina dell’Arkansas, un pastore battista, la sua famiglia. La loro vita scorre senza grandi scossoni, il figlio Jared cresce, è un bravo studente, sportivo, serio, ha anche una ragazza. Presto però si accorge che qualcosa non va come ‘dovrebbe’, come gli hanno insegnato, come tutti si aspettano e pretendono. Lascia la ragazza, va al College, conosce altri ragazzi. Poi una violenza, il ritorno a casa, la ‘rivelazione’, la reazione della sua famiglia. Si vedrà costretto a rinnegare se stesso, a frequentare una scuola di “rieducazione morale”, a provare ad essere quello che non è e non sarà mai (e non vuole essere).
Tratto dal memoir di Gerrard Conley ha il pregio di portare alla luce una realtà ancora troppo sconosciuta (e ancora troppo diffusa) ma per farlo il regista si abbandona all’eccessiva drammatizzazione, a una sceneggiatura appiattita, a personaggi che non hanno la giusta complessità e rischiano, in molti casi, di risolversi in macchiette. Le pregevoli intenzioni si infrangono su un filmone ‘a tema’, stucchevolmente enfatizzato finendo per sortire l’effetto opposto e allontanare lo spettatore. Peccato, il tema meritava e il cast era ottimo.
Giudizio: **