IL TRADITORE
Film drammatico su Tommaso Buscetta, primo pentito di mafia.
Regia: Marco Bellocchio
Palma d’oro per la migliori attrice
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Maria Fernanda Candido, Luigi Lo Cascio, Fabrizio Ferraca

Berenice dice: la storia di un uomo d’onore
Anni Ottanta, la guerra di mafia imperversa. Uomini, donne, bambini uccisi senza pietà, il mercato dell’eroina fa gola a molti e c’è chi, per assicurarsene il controllo, è disposto a tutto. Una guerra tra famiglie, soprattutto tra un’idea tradizionale di mafia (‘uomini d’onore’) e una nuova e diversa, più moderna, più spietata. Quasi lo specchio di un Paese che cambia, tra tradizione e modernità, rispetto delle regole e totale assenza di regole. Non è questo che interessa a Bellocchio ma l’uomo, Buscetta, il pentito non pentito, l’uomo d’onore che non può tollerare una simile macelleria. Lo vediamo libero, nel pieno dei suoi anni, forte, vigoroso, deciso, assieme a una bellissima e giovane moglie,
circondato dai figli, in Sicilia prima – per una pace tra famiglie alla quale non crede molto – in Brasile poi. Ma non sarà e non si sentirà al sicuro neppure lì. Riusciranno a scovarlo, farlo arrestare, torturare e poi consegnare alle autorità italiane. Sarà solo allora che si deciderà a collaborare, permettendo l’incriminazione dei maggiori esponenti mafiosi, soprattutto di comprendere la mafia dall’interno. Il film, a grande effetto e impatto, girato con potenti mezzi e tantissima maestria, rende con poche efficaci pennellate la guerra di mafia. La disumanità crescente, la totale assenza di regole, il retrocedere e l’impotenza di chi rimane fedele al vecchio codice d’onore, la sensazione costante di essere braccati. Sensazione questa che non abbandonerà più, fino all’ultimo giorno, l’uomo Buscetta.
Bellocchio riesce a renderlo al meglio e quella sottile sensazione d’inquietudine accompagna l’intero film. Rimangono invece sullo sfondo altri aspetti che avremmo voluto vedere più approfonditi: il rapporto con Falcone, il legame con la politica. Non è un caso ma una scelta precisa. Peccato.
Giudizio: ***

 

TUTTI PAZZI A TEL AVIV
Regia: Sameh Zoabi
Interpreti: Kais Nashif, Lubna Azabal, Yaniv Biton

Berenice dice: la follia di un conflitto millenario concentrato in una soap-opera
Tutti pazzi per “Tel Aviv on fire”, una commedia in chiave palestinese, ambientata durante la Guerra dei sei Giorni, prodotta e finanziata da palestinesi ma film seguitissimo anche dagli israeliani.
Merito di Salem, un giovane palestinese, spaesato e incerto, ingaggiato dallo zio come stagista, ben presto promosso a sceneggiatore. Sceneggiatore per caso (e necessità) grazie ad Assi, un generale israeliano al comando del posto di blocco dal quale Salem deve passare ogni giorno, e grande appassionato della soap-opera. Gli detterà i dialoghi, criticherà i personaggi, imporrà un suo finale.
Salem si troverà costretto a ingegnarsi, ascolterà le persone, come parlano, cosa si dicono, cosa provano, studierà e, di puntata in puntata, migliorerà i dialoghi, darà spessore ai personaggi, renderà credibile la storia, aumentando gli ascolti. Ma scontentando anche molti: i finanziatori che vogliono una soap pro-palestinese, Assi che pretende il suo finale romantico e filo-israeliano, gli spettatori dell’una e dell’altra parte. In mezzo i dilemmi di un giovane uomo innamorato e quelli di due popoli costretti a convivere e che non riescono a trovare un accordo neppure sul finale di una soap. Il regista palestinese riesce con grande ironia e leggerezza a mostrarci la quotidianità di un conflitto
mai sopito, le ingiustizie, le violenze, la difficoltà di dialogo, prendendosi gioco di entrambe le parti, dei preconcetti, assurdità e ottusità di ciascuna. Senza dare giudizi o schierarsi il film sembra mostrare una via, una speranza, proprio nel finale che sorprende tutti e con ironia ci mostra che altre strade sono possibili.
Giudizio: ****

 

SELFIE
Film drammatico
Regia: Agostino Ferrente
Interpreti: Pietro Orlando, Alessandro Antonelli

Berenice dice: girato con l’i-phone e pensato con gli occhi (e il cuore) di due ragazzini
Pietro e Alessandro, amici per la pelle, appena sedicenni ma con il destino già segnato. Napoli, rione Traiano, una condanna già scritta. Eppure Pietro e Alessandro ci faranno vedere che può anche non essere così, ci mostreranno le cose belle di Traiano, non esclusivamente quelle brutte e squallide.
Tante, troppe per due ragazzini come loro. Con un i-phone gireranno per le vie del quartiere, ci faranno entrare nelle loro case, nelle loro giornate, nelle loro vite, nei loro pensieri. Pensieri di sedicenni che si preoccupano delle ragazze, i capelli, l’aspetto fisico, il futuro. Ma anche pienamente consapevoli di un destino già segnato, sanno che è meglio non illudersi, non pensare a certe cose (che non potranno mai avere) ‘perché stai male e basta’. Senza però negarsi di sognare, di vedere oltre quel muro (‘come Leopardi oltre il suo colle’ dice Pietro facendosi un selfie davanti alla tomba di Leopardi). Ragazzi che vedono cose che non dovrebbero vedere, vivono una vita da adulti senza esserlo ancora, vedono la morte troppo da vicino. Un film fatto di immagini, frammenti, pensieri, riflessioni, brevi interviste ma che riesce ad entrare in quel mondo, guardarlo dal di dentro e mostrarcelo con gli occhi di due ragazzini.
Giudizio: ****

 

IL FLAUTO MAGICO DI PIAZZA VITTORIO
Regia: Gianfranco Cabiddu, Mario Tronco

Berenice dice: un musical esplosivo, travolgente, multi-etnico
Un parco in Piazza Vittorio, famiglie, bambini, baby-sitter, avventori di ogni genere, arriva il tramonto e, come per magia, chiusi i cancelli tutto si trasforma al suo interno. Principi, regine, maghi, briganti, sacerdoti, personaggi di ogni tipo appariranno davanti i nostri occhi, in abiti
coloratissimi, accompagnati da musiche multi-etniche, voci in tutte le lingue e i colori del mondo in una mescolanza esplosiva, sorprendente e originalissima.
Un’inconsueta rivisitazione e reinterpretazione in chiave moderna di una delle più classiche opere di Mozart, ‘Il Flauto Magico’. Un film che ribalta schemi, logiche, luoghi comuni, parla d’amore ma anche di potere, ingiustizie, soprusi, con fantasia, brio e trascinate intensità. Ne rimaniamo affascinati, quasi travolti ad ogni nota, scena, in un’esplosione senza fine di colori, melodie, gioco di luci, voci, coreografie. Sorprendente, vitale, gioioso, magnetico e potente come solo la musica può rendere.
Giudizio: ****

 

SOLEDAD
Thriller
Regia: Agustina Macri
Interpreti: Marco Leonardi Belmonte, Vera Spinetta, Francesco De Vito

Berenice dice: riuscito solo a metà
Soledad vive a Buenos Aires, la sua famiglia agiata e conservatrice vuole il meglio per lei ma non riesce a darglielo. Nonostante le attenzioni della madre e del fidanzato la ragazza è stanca, stufa, insoddisfatta. Cerca qualcosa ma non sa cosa. Poi un viaggio, forse l’occasione per andarsene, evadere, cercare di capire chi è e cosa vuole. Parte, destinazione Europa, Torino. Solo che Soledad non ritornerà più. Una casa occupata, un gruppo di anarchici che protesta contro il sistema, non ne accetta le regole, si dissocia e prova a vivere in modo alternativo. Soledad ne è affascinata, attratta, soprattutto da Edo, uno dei più convinti e agguerriti, arrabbiato con il mondo, con tutto, pare anche con lei. Le cose andranno in modo diverso e Soledad rimarrà indissolubilmente legata a lui.
Se il ritratto della ragazza, il suo disorientamento, il desiderio di conoscere, sapere, sperimentare, vivere è pienamente riuscito, molto meno quello del gruppo anarchico e delle forze dell’ordine.
Estremizzate al limite del credibile, risultano prive di autenticità e spessore, risultando piatte, quasi delle macchiette a tratti fastidiose. Il risultato è discontinuo, interessante il profilo umano personale e privato, troppo superficiale e non elaborato a sufficienza l’altro, quello più politico, sociale. Ma l’uno non può stare senza l’altro, sono i due lati della medesima storia e se si sceglie di raccontarla bisogna sapere andare fino in fondo in entrambi, con sincerità, equilibrio, il necessario approfondimento. Così non è stato e si avverte lungo tutto il film. Peccato, la mano sicura, l’occhio per le immagini e la necessaria sensibilità c’erano tutte, si poteva fare di più e di meglio.
Giudizio:**

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