THE SISTERS BROTHERS

Film drammatico, 2018

Adattamento del romanzo Arrivano i Sister di Patrick deWitt

Palma doro, Gran premio della giuria

Regia: Jacques Aurdiard

Interpreti: John C. Reilly, Joaquin Phoenix, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed

Berenice: quel profondo e misterioso legame che unisce due fratelli

1851, il West, la corsa all’oro. In mezzo a tanta frenesia e violenza i due fratelli Eli e Charlie, uniti da un passato complicato e un presente non facile, sono pistoleri non per scelta. Esuberante, intraprendente e spesso attaccato alla bottiglia il minore; sensibile e riflessivo il maggiore. Al soldo del Commodoro andranno alla caccia di un cercatore d’oro per strappargli una formula magica che promette di separare l’acqua dall’oro, intanto sulle cui tracce è già attivo un investigatore dal cuore tenero e la penna facile. Un western classico (per immagini, inquadrature, ambientazioni) che ci parla d’altro: odio, amore, rivalità, tenerezza, sensi di colpa e responsabilità. Del legame intenso e misterioso che lega due fratelli diversi e dai caratteri inconciliabili eppure uniti per sempre, legame sul quale non smettiamo di interrogarci e che non finisce mai di sorprenderci. Con grande sensibilità il regista francese riesce a renderci le mille sfaccettature, le contraddizioni ma anche la forza inesauribile di quel rapporto, facendolo con delicatezza, sincerità, leggerezza e grande profondità.

Giudizio: ****

STANLIO e OLLIO

Adattamento del libro Laurel & Hardy – The British Tours di A.J. Marriot

Regia: Jon S. Baird

Interpreti: Steve Coogan

Berenice: storia di un’amicizia (raccontata dalla fine)

Hollywood anni ’30, Stanlio e Ollio sono all’apice della carriera, i loro film fanno incassare una fortuna… agli altri. Tra divorzi, alimenti, spese di ogni tipo, non hanno mai un soldo, Stanlio – la mente – vuole di più e lo rivendica. Nulla sarà più come prima. Solo uno scorcio e li ritroviamo una quindicina di anni dopo in una sperduta cittadina dell’Inghilterra, sotto la pioggia, davanti a una pensione di quart’ordine, nelle mani di un agente spregiudicato. Un tour per l’Inghilterra in attesa inizino le riprese di un nuovo film, un progetto, un sogno. Il film non comincerà mai ma la coppia non smette di provare, discutere, rivedere battute, affinare sketch. Come non si stanca di recitare serata dopo serata, nonostante teatri di dubbia fama semi-deserti, un pubblico desolante e scarsi incassi. Ma la loro fama li precede e data dopo data i teatri si riempiono, la gente li acclama, fanno il tutto esaurito. Mentre il film non decolla la salute di Ollio peggiora, incomprensioni e rancori riemergono, i dissapori rischiano di portarli a una nuova rottura. La storia di un sodalizio e di una ancor più forte amicizia, vista da una prospettiva particolare, nel momento più delicato, quello dell’epilogo. Il regista la narra con mano sicura e delicata, sguardo sincero, molto rispetto e una certa grazia. Commuove, diverte, emoziona. Una sorpresa.

Giudizio: ***

LE GRAND BAL

Documentario

Premio César

Regia e sceneggiatura: Laetitia Carton

Berenice: uniti da un’unica fortissima passione

Una settimana, in mezzo alla campagna francese, con uomini, donne, vecchi, giovani, bambini, di tutte le nazioni e colori, uniti da un’unica enorme e fortissima passione: il ballo. Balleranno ininterrottamente per sette giorni e sette notti, come se tutto si fermasse intorno a loro. E quella sospensione nello spazio e nel tempo, la regista francese Laetitia Carton riesce a renderla con grande intensità. Lo fa con splendide immagini, brevi interviste, testimonianze, sue riflessioni e tanta tantissima musica di tutti i generi, valzer, mazurca, tarantella… Si passa da uno all’altra senza soluzione di continuità, i piedi vanno, i corpi seguono e l’incanto ha inizio. Vedremo i protagonisti di giorno e di notte provare, riprovare, emozionarsi, lamentarsi, criticare, ricordare, disfarsi su un divano. Un piccolo documentario che ha la magia dentro, quella magia che solo la musica, il ballo, il contatto fisico possono regalare e che la Carton ha la capacità di catturare e restituire.

Giudizio: ****

GLORIA Y DOLOR

Film di sapore autobiografico

Regia: Pedro Almodovar

Interpreti: Antonio Banderas, Penélope Cruz, Asier Etxeandìa, Leonardo Sbaraglia

Berenice: un po’ di gloria, tanto dolore.

E’ il dolore fisico, ancor più di quello interiore, che non dà tregua a Salvador Mallo, famoso regista in crisi. Non gira, non scrive, quasi non esce più di casa. I dolori gli danno il tormento, non solo, piano piano sprofonda in qualcosa che assomiglia alla depressione e niente e nessuno riescono a risollevarlo. Fino a che un suo vecchio successo viene restaurato e gli chiedono di presentarlo. Si rianima un po’, si riappacifica con il protagonista, si avvicina all’eroina. Soprattutto tornano i ricordi, l’infanzia a Valencia, gli stenti, la madre, i preti, il seminario ma anche il primo desiderio e il primo vero amore fortissimo e indimenticabile. Gli inizi nel cinema a Madrid. Di nuovo il ricordo della madre, anziana e malata questa volta. Dolore e gloria, ineluttabilmente mescolati, non ci sarebbe stata gloria senza dolore e nella vita di Salvador, come in quella di Almodovar regista del film, non è mai mancato. Raccontato con il viso dolce, l’aria sperduta, i capelli arruffati di un Banderas mai così umano e tenero, con colori accesi, immagine nitide e perfette e toni inconsuetamente sobri. Come se nel racconto più personale di tutta la sua carriera il regista avesse una sorta di pudore, non di sé ma di chi viene narrato (in particolare la madre che ‘non gradiva’). Non delude, arriva dove deve arrivare, tocca tante corde (specie per chi scrive, per chi crea) e rimane dentro, assieme ai suoi colori.

Giudizio: ***

I FIGLI del FIUME GIALLO

Film drammatico

Regia: Jia Zhang-ke

Interpreti: Zhao Tao, Liao Fan

Berenice: un amore (e un Paese) che cambia, lungo quasi vent’anni

Cina, 2001. Qiao e Bin, giovane coppia felice in un Paese in pieno sviluppo, gestisce senza molti problemi e nessuno scrupolo una bisca clandestina. Qiao è innamorata, Bin è più sfuggente, ma non c’è tempo per fermarsi o avere incertezze. Poi un agguato, Qiao per salvare il fidanzato spara. In aria, ma comunque arrestata e incarcerata, sconterà una pena di cinque anni. All’uscita però non ci sarà il suo Bin e lei lo cercherà mettendosi sulle sue tracce fino a una provincia diversa, quella delle Tre gole. La donna, assieme al suo Paese, è cambiata in quei cinque anni, ora è più determinata, più donna. Lo rintraccerà, lo affronterà e poi se ne andrà. Li ritroveremo dopo altri dieci anni, lei sempre forte e decisa a capo di un locale. Lui fragile, colpito dalla malattia, un fallito o almeno così si sente. Con particolare durezza lei se ne prenderà cura, per lealtà, per rispetto alla legge dei clan. “Non provo niente per te” gli dirà con quel viso sempre uguale che da dolce e tenero si è fatto quasi di pietra. Come il Paese che fa da sfondo al film. Un paese che corre veloce, si sviluppa rapido, schiacciando chi non riesce a stare dietro, grigio, freddo, con grandi sacche di squallore come impietosamente mostra il regista, con immagini dai colori lividi che accentuano gelo e desolazione. Unico spiraglio di speranza e umanità sembra lasciato alla musica che Jia Zhang-Ke usa sapientemente. Quasi un sequel dei precedenti Still Life e Unknown Pleasure, o forse l’epilogo, in cui ripropone quell’atmosfera pesante e impietosa come certi suoi personaggi. Da vedere per cercare di capire.

Giudizio: ***

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