UN VALZER TRA GLI SCAFFALI


Film drammatico

Regia di Thomas Stuber,

Interpreti: Sandra Hueller, Franz Rogowski, Peter Kurth

Berenice dice: musica e poesia tra gli scaffali di un iper-mercato (post-unificazione tedesca)

Christian è un ragazzotto silenzioso, timido e introverso. Che abbia avuto qualche problema lo intuiamo subito, dal suo sguardo, l’aria triste, le riflessioni che accompagnano l’intera pellicola. E, infatti, narrato in prima persona (tratto da un racconto di Clemens Meyer, che ne ha curato anche la sceneggiatura) il film si dipana tra gli scaffali di un ex ditta di trasporti convertita in iper-mercato nel bel mezzo della provincia della Germania Est. Tra casse, muletti, rifiuti, surgelati Christian passa le sue giornate, una uguale all’altra, entra con il buio ed esce che è di nuovo buio, senza il tempo per fare null’altro che lavorare. E mentre impara ad usare il muletto, spostare casse, eliminare i rifiuti, ne conosce anche i segreti. Questo grazie a Bruno, addetto al reparto bevande, che lo accompagna ovunque e rivela ogni segreto di quell’oscuro mondo, a Marion addetta ai dolciumi e della quale il ragazzo si innamora follemente e a tutti gli altri colleghi, ciascuno con un pezzo di vita, esperienza, verità, uniti come una famiglia. Christian si lascia avvolgere da questo nuovo mondo, senza mai smettere di osservare, riflettere, assorbire ogni dettaglio. E sono proprio i dettagli, le luci, le immagini, le inquadrature (spesso di spalle) a essere al centro del film, scanditi con cura, prendendosi tutto il tempo che serve, lasciando che lo spettatore li assapori. Il regista tedesco riesce a mostrarci una realtà quasi sconosciuta, dietro gli scaffali, tra gli addetti, dentro i magazzini. Lo fa con una grazia e una delicatezza che diventano quasi poesia.

Giudizio: ****

IL CORRIERE – THE MULE


Film basato sulla storia vera di Leo Sharp

Diretto e interpretato da Clint Eastwood

Altri interpreti: Alison Eastwood, Bradley Cooper, Taissa Farmiga

Berenice dice: quando è solo il tempo a mancare

A quasi novant’anni, appassionato floricoltore che ha dedicato la vita a un fiore che vive solo un giorno, Earl si trova senza casa, senza soldi e praticamente senza famiglia. O, meglio, una famiglia l’avrebbe ma, avendola trascurata per un’intera esistenza, moglie, figlia e per certi versi anche la giovane nipote non ne vogliono più sapere di lui. Così, quasi per caso, senza saperlo (né volerlo sapere) Earl si ritroverà a fare da corriere per un cartello messicano. Con la sua aria fragile e innocente, il passo incerto, il fare spigoloso e irriverente, la lingua tagliente e una certa ironia si farà beffe della Dea, della polizia e anche dei grandi capi del cartello. Lo seguiremo consegna dopo consegna, per le strade del Midwest, alla guida del suo pick-up, libero, leggero, tra una canzone, una sosta e l’altra, senza perdersi il miglior arrosto di maiale, farsi un panino, salutare un’amica. Un Clint Eastwood alla soglia dei novant’anni presta il suo fisico stanco, consumato dagli anni, il suo sguardo acuto e ancora limpido, l’ironia e l’irriverenza che lo caratterizzano a un personaggio che gli somiglia anche più di Walt Kowalsky in Gran Torino. Ancora più libero e irriverente, si prenderà gioco del politically correct, di un anti-razzismo peloso, delle storture di un sistema che lascia senza casa chi ha dedicato tutta la vita a fare il bravo cittadino. Meno riuscita invece proprio la parte sulla famiglia, un po’ ripiegata, senza quella lucidità e distacco cui ci ha abituati, quasi che – anche sullo schermo – si riflettesse una mancanza di scioltezza, prevalesse una certa goffaggine, un che di maldestro che (immaginiamo) sia stato anche della vita privata del regista. Il lavoro prima (e meglio) dei rapporti famigliari. Ma a Earl, come a Eastwood, la vera cosa che manca è il tempo, ‘Ho comprato tutto nella vita, solo il tempo non posso comprare’ fa dire al suo protagonista Eastwood, e sembra quasi un testamento.

Giudizio: ****

GREEN BOOK

Commedia drammatica

Regia: Peter Farrelly

Interpreti: Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini

Berenice dice: viaggio dentro i nostri stessi pregiudizi

Tony è un buttafuori nato e cresciuto nel Bronx, ama mangiare, menare le mani e parlare senza peli sulla lingua. Ha però una grande abilità: sa sistemare ogni cosa, anche la più complicata. Sarà perfetto per Shirley un pianista di grande talento, colto, raffinato e ricchissimo, che si è messo in testa di fare un tour negli Stati del Sud. Solo che sono gli anni ’60, Shirley è afro-americano e la segregazione razziale, specie nel Sud del Paese, non è ancora superata. Avrà quindi un gran bisogno di essere tolto dai guai, anche perché non mancherà di mettercisi lui stesso. In uno strano equilibrio tra diffidenza, curiosità, insofferenza saranno proprio questi due straordinari personaggi l’asse portante del film. In un continuo confronto, battute, provocazioni ma anche gesti gentili, consigli, aiuti, piano piano la distanza si attenuerà, capiranno che non sono poi così lontani. Mentre noi assieme a loro attraverseremo l’America profonda razzista, che celebra un grande pianista ma poi non lo accoglie alla propria tavola, non lo vuole nei suoi alberghi, nei propri bagni. Ed è proprio sui pregiudizi, la segregazione, che il regista costruisce l’intero film, ribaltando ruoli, prendendosi gioco di stereotipi, generalizzazioni, preconcetti, mentalità ottuse, mischiando in continuazione le carte. Sfiora a tratti il film di buoni sentimenti ma li combatte con grandi dosi di ironia e con l’aiuto di un personaggio straordinario, tratteggiato con maestria ed interpretato da un Viggo Mortensen in un ruolo inconsueto in cui riesce a dare il meglio di sé. Un film per il grande pubblico ma condotto con sapienza e grande ironia, ottima sceneggiatura, dialoghi eccellenti e due attori straordinari.

Giudizio: ***

DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO


Commedia

Regia: Simone Spada

Interpreti: Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Anna Ferzetti, Andrea Arcangeli

Berenice dice: quando guadagnare tempo non basta più

Giuliano ha l’aria scanzonata di chi ha passato la vita con leggerezza, prendendo quello che c’era da prendere, senza soffermarcisi troppo. Solo che arriva a fermarlo qualcosa che non dà scampo. Ma lui sceglie di non lasciarsi sopraffare, di decidere lui della sua vita e della sua morte. E davanti a questa decisione avrà bisogno di chi gli è più vicino. Arriverà Tommaso, l’amico di una vita, lontano da anni, pacato e riflessivo, l’opposto di Giuliano, esuberante, diretto e impulsivo. Sarà proprio questo contrasto, il continuo contrapporsi, l’amicizia di un tempo, qualche rimprovero a riempire i quattro giorni che i due avranno a disposizione. Dovranno occuparsi di mille cose, anche pratiche (la scelta della bara, la nuova famiglia per il cane Teo, il compleanno del figlio), ma soprattutto dovranno cercare di convincersi, di convincere l’altro. Lo faranno quasi senza parole, con semplici gesti, sguardi, tanti silenzi. Un remake del film ispanico Truman, non aggiunge molto alla storia ma ripropone un argomento che non smette di farci interrogare, e ha il pregio di farlo con due attori – amici anche nella vita – che mettono del loro, parecchio. Simpatia, umanità, spontaneità, con i loro volti, i loro sguardi, le pieghe del viso sanno regalare al film qualcosa di autentico.

Giudizio: ***

Rispondi