COLD WAR

Film drammatico
Palma d’oro per la miglior regia al Festival di Cannes
Regia: Pawel Pawlinowski j
Interpreti: Joanna Kulig, Tomasz Kot

Berenice dice: l’amore ai tempi della Guerra Fredda

Polonia, fine anni ’40. Wiktor è incaricato di mettere in piedi una compagnia di canti e danze popolari, simbolo della coesione nazionale. Percorre in lungo e in largo il Paese in cerca di giovani talenti. Quando incrocia Zula, ancor prima del talento ne coglie il temperamento e la vuole a tutti i costi nella compagnia.
Nascerà tra loro un fortissimo amore, li seguiremo nel loro unirsi, separarsi, ricongiungersi, in un continuo prendere e lasciarsi attraverso gli anni, i Paesi (Polonia, Francia, Jugoslavia, di nuovo Francia, di nuovo Polonia), le difficoltà, le incomprensioni. Sullo sfondo un Paese da ricostruire, l’influenza sovietica, la Guerra fredda, la Cortina di Ferro, sapientemente lasciati sullo sfondo, senza mai farne dei protagonisti, riuscendo a restituirne alla perfezione, atmosfere, clima e contraddizioni. Incantevole la prima parte meno riuscita la seconda; complesso, contraddittorio, interessante il personaggio di Zula, meno indagato, meno riuscito lui. Con grandi pennellate, un bianco e nero che
assieme alla musica diventa parte della storia, dopo Ida, premio Oscar come miglior film in lingua straniera, Pawlikowski ci regala un altro film intenso, forte, coinvolgente, che come una melodia ci lega a sé dall’inizio alla fine senza neppure che ce ne accorgiamo o ne comprendiamo il motivo.
Giudizio: ****

Il GIOCO delle COPPIE

Film drammatico
Regia: Olivier Assayas
Interpreti: Juliette Binoche, Guillaume Canet

Berenice dice: le sorti dell’editoria nel XXI secolo in un lungo monologo vestito da dialogo. Artificioso.

Alain è un editore moderno e all’avanguardia, aperto alle nuove idee, tendenze, tecnologie ma allo stesso tempo legato all’editoria tradizionale. Combattuto tra le due continua a parlarne con la moglie, l’amante, gli amici, l’azionista di riferimento, lo scrittore un tempo di successo che però ora non vorrebbe più pubblicare, o chiunque capiti. Léonard è lo scrittore che scrive sempre la stessa storia, la sua. Selena è la moglie di Alain che teme il marito la tradisca mentre lei stessa lo tradisce con il suo ex-marito, che è anche lo scrittore non più di successo, a sua volta sposato con Valérie, nervosissima assistente di un politico di grido. Le coppie ci sono (tante) ma più che giocare parlano di continuo, discettazioni più che dialoghi i loro, non fanno altro che snocciolare dati, informazioni, percentuali, tendenze, anche interessanti ma si ha l’impressione leggano i risultati di una lunghissima indagine di mercato (appena
scaricata da internet?). Mangiano, bevono, s’incontrano, fanno sesso, ma sembra tutto un espediente per far dire loro quello che il regista ha una grande (troppa) urgenza di farci sapere. Ben girato, ben interpretato, dialoghi ben scritti ma suona tutto un po’ falso, artefatto, posticcio; i rari momenti autentici sono quelli tra lo scrittore e l’amante e, sul finale, tra lui e la moglie, e sono infatti quelli meno dialogati, in cui si dimentica ciò che il regista vuole tanto farci sapere e ci si abbandona ai personaggi e alla loro storia. Troppo pochi purtroppo. Giudizio: **

LA DONNA ELETTRICA

Anticommedia della contemporaneità
Regia: Benedikt Erlingsson
Interpreti: Halldora Geirharos, Johann Siguroarson

Berenice dice: spunto interessante, si perde un po’ nello sviluppo per riprendersi verso la fine

Più che elettrica è quasi esplosiva la cinquantenne islandese che dietro le sembianze di una tranquilla direttrice di coro dedita alla meditazione, cela una sabotatrice convinta. Con una grinta e una determinazione che le leggiamo in viso sin dalle prime immagini, Halle porterà a compimento il suo progetto, salvare la propria terra sabotando l’industria siderurgica del Paese poco sensibile alle istanze ecologiste. Il governo indagherà, aiutato da americani, israeliani e tecnologia. Ma un esercito, droni ed elicotteri, non potranno avere la meglio sulla determinazione della donna (e i suoi pochi e poveri mezzi). Prendendosi gioco dei servizi segreti, intelligence internazionale, stampa e un certo catastrofismo gridato, il regista islandese confeziona un film non perfetto (specie nella parte centrale che si sfilaccia un po’) ma di certo non convenzionale: con una grande protagonista che è la forza del film assieme a un paesaggio incantevole, a tratti quasi lunare, da amare, abbracciare, annusare come fa la sua protagonista.
Giudizio: ***

COLETTE

Film sulla grande scrittrice francese Colette
Regia: Wash Westmoreland
Interpreti: Keira Knightley, Eleanor Tomlinson, Dominic West

Berenice: ritratto sbiadito e deludente di un’artista

Gabrielle Sidonie Colette è una ragazza della piccola borghesia di campagna, intelligente, acuta e piena di talento. Conosce Willy, uno scrittore e scaltro imprenditore letterario, se ne innamora e lo sposa. Inizierà la sua vita parigina di moglie e poi d’artista. Difficile all’inizio, nel complicato adattarsi a un ambiente non suo e a un uomo non poi amabile come credeva, più stimolante ed interessante in seguito quanto più Colette prenderà coscienza di sé. Vedremo il suo accostarsi, a forza, alla scrittura ma anche i progressi, l’evoluzione, la crescita, gli insegnamenti del marito, il suo spronarla, forgiarla, sfruttarla, i loro litigi, i tradimenti, le gelosie, le ripicche.
Tutto qui. Il regista si accontenta di questo rimanendo in superficie, appiattendosi su un rapporto più complicato e complesso di quanto riesca a rappresentare, non riuscendo a rendere nulla della Colette che abbiamo conosciuto e ammirato. Complice una Keira Knightley che rimane algida, distaccata, senza riuscire ad entrare davvero nel personaggio e restituirne lo spessore, la forza e la genialità. Spicca invece un Dominic West perfetto nella parte che, nonostante l’odioso personaggio che gli è stato cucito addosso, riesce a farsi amare (molto più della Colette ombrosa e fragile dipinta da Wash Westmoreland). Rimane un film in costume un po’ patinato, molto curato, dalle belle immagini, splendidi costumi e magnifici interni, pochissimo altro. Bell’involucro, poca sostanza.
Giudizio: **

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