la donna dello scrittoreLA DONNA DELLO SCRITTORE

Tratto dal romanzo di Anna Seghers Transit

Regia: Christian Petzold

Interpreti: Franz Rogowski, Paula Beer

Berenice: sospeso tra presente e passato, disorienta senza convincere.

Marsiglia, oggi ma anche ieri. Le truppe tedesche avanzano verso Parigi, Georg – un rifugiato tedesco – scappa, vuole raggiungere Marsiglia  per fuggire verso il Sud-America. Ha con sé le lettere, i documenti e il manoscritto di Weidel, uno scrittore, morto suicida poco prima. Deciderà di assumerne l’identità, usare il suo visto per il Messico e iniziare una nuova vita laggiù, nel frattempo cercherà la moglie Marie, ‘conosciuta’ leggendone le lettere. Raggiungerà Marsiglia, incontrerà la misteriosa Marie e se ne innamorerà. Poi tutto si complicherà, in un andirivieni dal Consolato allo squallido albergo, alle case dei rifugiati, al porto. In una Marsiglia di oggi, quasi deserta, come svuotata per far spazio a questa storia e i suoi protagonisti, vediamo solo loro: poliziotti, rifugiati, camionette della Polizia , ambulanze, rastrellamenti continui. Il regista tedesco ha voluto ambientare in una Francia di oggi una storia di ieri, il romanzo Transit di Anna Seghers – ambientato nella Francia occupata dai tedeschi – rimane quasi intatto nella trama ma stravolto nell’ambientazione, creando un senso di straniamento che accompagnerà lo spettatore per tutto il film. Esperimento coraggioso e apprezzabile quello di Petzold, ma non pienamente riuscito. Si rimane sospesi, tra presente e passato, lontani, distanti, senza sentire più attuale la storia (se questo era l’intento); la avvertiamo al contrario come estranea, distante, quasi surreale, complice una sceneggiatura e una recitazione dall’impronta (e i ritmi) fortemente teatrali. Risentiamo, riviviamo le pagine del romanzo solo negli ampi spazi lasciati alla voce narrante, le parti più belle e più autentiche di tutto il film.

Giudizio: **

DISOBEDIENCE

DISOBEDIENCE

Tratto dal romanzo bestseller Disobedience di Naomi Aldermn

Regia: Sebastian Lelio

Interpreti: Rachel Weinsz, Rachel McAdams, Alessandro Nivola

Berenice dice: la libertà di scegliere (e di disobbedire)

Ronit è una donna giovane, forte, indipendente, libera. Ha lasciato Londra e la comunità ebreo-ortodossa nella quale è cresciuta, troppo soffocante per lei. Ma dovrà tornarci, il padre – il rabbino-capo amato e rispettato da tutti – è morto all’improvviso. Con sorpresa di molti, sarà lì per i funerali, ritorno non facile, in una comunità chiusa, attaccata alle proprie tradizioni, ai propri riti, che poco e male tollera chi, come Ronit, le mette in discussione, non si adegua. Sempre con il sorriso sulle labbra le lanceranno accuse, rimproveri, rinfacceranno passato, scelte, stile di vita, le faranno capire che non è persona gradita. Ad eccezione di Dovid, quasi un figlio per il rabbino capo, e la moglie Esti, donna fragile e apparentemente dimessa che ha scelto di non scegliere. La accoglieranno nella loro casa, permettendole di assistere al funerale e celebrare il suo lutto mentre il legame tra le due donne, un tempo amiche, si rivelerà ancora fortissimo. Seguiamo, attraverso il bel volto intenso di Rachel Weisz, la giovane donna nel suo difficile ritorno, avvertiamo il peso, il vuoto e lo sperdimento di un lutto così grande, reso dal regista cileno con una delicatezza rara. Entriamo assieme a lei in una comunità a noi pressoché sconosciuta, con l’occhio distaccato, quasi estraneo di chi da tempo ha ripudiato quel mondo, assistiamo a riti, cerimonie, ne apprendiamo usi, abitudini, logiche e assurdità. Tratto dall’interessante romanzo dell’inglese Naomi Alderman (anche lei ebreo-ortodossa), con qualche piccolo aggiustamento, il regista è capace di preservare intatto il senso di una comunità, di un mondo chiuso e soffocante, fatto di regole ferree,  riuscendo al contempo a restituire l’intensità e la forza dei suoi protagonisti, le loro emozioni, i pensieri, le sensazioni, senza ricorrere a voci narranti fuori-campo o altri escamotage, ma affidandoli ai volti, gli sguardi, i gesti di tre straordinari interpreti. Lo fa con grande rispetto, profonda umanità e una sensibilità unica.

Giudizio: ****

LA CASA DEI LIBRILA CASA DEI LIBRI

Tratto dal romanzo di Penelope Fitzgerald La libreria

Regia: Isabel Coixet

Interpreti: Emily Mortimer, Patricia Clarkson, Bill Nighy

Berenice dice: scorre placido, senza increspature, senza sorprese o emozioni forti

Campagna inglese, fine anni ’50. La graziosa e mansueta Florence Green, dopo oltre dieci anni di vedovanza, decide di consolarsi aprendo una libreria nel bel mezzo del nulla. Solo che sceglie il posto (una vecchia casa), il luogo (uno sperduto villaggio), il momento sbagliati. Ci sarà chi tenterà  di dissuaderla prima, di ostacolarla poi, frapponendo ogni sorta di difficoltà, complicazione, ostacolo, anche legale. Ci sarà però anche chi, inaspettatamente, le offrirà il proprio aiuto, sostegno e affetto. Tutto qui, questo film spagnolo molto ‘british’, garbato, elegante, curatissimo (e premiatissimo), con una sapiente fotografia, bravi attori (in particolare la ‘perfida’ Patricia Clarkson e l’eterna adolescente Emily Mortimer- già viste assieme in Party, senza però il mordente che avevamo apprezzato lì) ma non smuove grandi cose, non suscita forti emozioni. I buoni, i cattivi, i frustati, i pettegoli, i servili, i ribelli, i coraggiosi, personaggi tagliati tutti un po’ con l’accetta, mancano sfumature, ambiguità, lati oscuri, complessità. Uno spaccato della piccola borghesia inglese, rurale (e non) con dispetti, piccolezze, cattiverie, il male per il male, senza ragione, proprio come nella vita, certo. Solo che nella finzione (in narrativa come al cinema o a teatro) non funziona,  ci vuole qualcosa di più, se non una ragione o un senso, deve almeno essere funzionale alla storia ed ai suoi personaggi, qui lo è solo al film. Tratto dal romanzo della Fitzgerald (‘La Libreria’-1978) qui non viene voglia di correre a leggere il libro, certi di ritrovare su pagina esattamente tutto quanto abbiamo trovato sullo schermo. Sicuramente un bel compitino, fatto per bene, ma niente più.

Giudizio: **

 

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