terradell'abbastanza

LA TERRA DELL’ABBASTANZA
Berenice dice: quando l’abbastanza è meglio dell’abbondanza
Ed è proprio la terra dell’abbastanza quella di Mirko e Manolo, inseparabili amici da sempre. E a loro basta, ridono, scherzano, fanno progetti, sono ragazzi e tutto può ancora
accadere. Poi qualcosa accade davvero, ma non è quello che speravano. Sorpresa, paura, terrore. Non sanno che fare sulle prime, fanno come nulla fosse poi – su consiglio del padre di Manolo. Poi ancora si convincono che potrebbe essere un’occasione e decidono di coglierla. Ma l’occasione si rivela presto per quello che è, chiede loro più di quanto siano realmente pronti a dare, li cambia, li trasforma. La terra dell’abbastanza si trasforma nella terra dell’abbondanza, ma non senza conseguenze, neppure loro si riconoscono più. I loro destini rimangono legati in modo indissolubile fino a un epilogo che li vedrà comunque assieme. I Fratelli Ignazio ci narrano la storia di una profonda e solida amicizia ai margini di tutto, in una periferia lasciata a se stessa ed alle bande di criminali, ragazzi che crescono come possono, genitori che li tirano su come viene. Bravissimi i due giovani protagonisti (un Crapenzago che abbiamo già conosciuto e molto apprezzato in “Tutto quello che voglio”, affiancato da un altrettanto Olivetti che promette molto), ottima regia, solida storia, fotografia notevole. Un esordio sorprendente, i fratelli Ignazio sono da tenere d’occhio, così come i due ragazzi.

Giudizio: ****

 

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L’ATELIER
Berenice dice: il misterioso fascino del male
Un atelier di scrittura, un gruppo di ragazzi con problemi scolastici, una famosa scrittrice, un programma di recupero che passa per la stesura di un romanzo. I giovani si cimentano con la scrittura, la costruzione di una storia (un noir), dei personaggi, le difficoltà dello scrivere, guidati da Olivia, una donna matura, di successo, ricca. Da subito emerge il carattere di ciascuno, le motivazioni (o l’assenza di motivazioni), il legame con il passato, un presente difficile che passa sulle loro vite, per il colore della loro pelle. Fanno presto amicizia, nonostante le diverse origini, la differente cultura. Sono affiatati, motivati, fanno gruppo. Tranne Antoine, si tiene ai margini, come avesse il timore di mescolarsi, lasciarsi andare, provoca, cerca lo scontro, sostiene posizioni insostenibili, rivelando un grande vuoto e una profonda solitudine. Si intravvede però qualcos’altro, assieme a un certo talento sembra vi sia del compiacimento, per la violenza, il dolore, il male. I compagni si ribellano, ‘non si può’, ma dove sta il confine? Cos’è arte, creatività, immaginazione e cosa è altro, diverso, inaccettabile? Ci sono dei limiti che non si possono oltrepassare? E quali sono? E chi lo dice? Olivia difende la libertà dello scrittore, rivendica l’autonomia dell’arte, la distinzione tra personaggi e il pensiero dell’autore. Si ritrova nell’approccio creativo di Antoine, è in parte attratta dalla complessità del ragazzo, buono spunto per il romanzo che sta scrivendo. Sfuggente, insondabile, ambiguo, apparentemente indifferente, sordo al male, alla violenza, alla morte non riusciamo a inquadrarlo e neppure afferrarlo fino in fondo. Meno riuscita la figura della scrittrice-insegnante, ma forse rappresenta solo la nostra incapacità di comprendere, la nostra totale impotenza. Il regista de “La Classe”, dieci anni dopo, è di nuovo alle prese con i ragazzi, ma il paese è cambiato, la realtà è diversa, il terrorismo non è passato senza lasciare traccia, nuove difficoltà, nuovi problemi, un razzismo antico che assume però forme nuove, su tutto una violenza cieca e senza ragione. Un ritratto fedele, per certi aspetti inquietante, di una gioventù che poco e male conosciamo.

Giudizio: ***

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