IL DUBBIO – Un caso di coscienza
Berenice dice: quando i dubbi incrociano la coscienza.
Un banale incidente, tornando dal lavoro Kaver Namiram investe un motorino con padre, madre, figlio a bordo. Il bambino cade, batte la testa, si rialza, pare stare bene, il padre non ne vuole sapere di portarlo in ospedale. Le vite di Kaver e della famigliola sembrano doversi separarsi lì per sempre. Invece qualche giorno dopo l’uomo, uno stimato e scrupoloso medico legale, si ritrova davanti il bambino, in obitorio. Da quell’istante i dubbi lo tormenteranno. Paura e silenzio prevarranno prima, la coscienza solo poi. Al contempo dubbi, sensi di colpa, dilemmi uguali e opposti tormenteranno il padre del bambino. Due coppie contrapposte, medico e collega (moglie?) da una parte, padre e madre dall’altra, agiati gli uni, indigenti gli altri; professionisti stimati i primi, ai margini della società i secondi; misurati e riflessivi Kaver e la collega, impulsivi, senza controllo, a tratti violenti i genitori del bambino. Le loro vite si incrociano e intrecciano, le colpe degli uni ricadono sugli altri, le omissioni dei primi provocano reazioni irrimediabili nella vita degli altri. In un intricato e indissolubile dramma che non permette di sciogliere i dubbi, attribuire colpe, comprendere dove finiscono le responsabilità degli uni e iniziano quelle degli altri. Girato con mano sicura, un’asciuttezza voluta, anche nei colori (quasi in bianco e nero), i dialoghi, gli ambienti. Bravissimi attori, belle figure femminili – donne forti, sicure, determinate – sullo sfondo un paese (l’Iran) del quale non sapremo mai abbastanza.
Giudizio: ****

LA TERRA DI DIO
Berenice dice: la terra come protagonista
Una terra aspra, attraversata dal vento, la nebbia, il gelo. Dura come la gente che la abita, la famiglia di Johnny, la nonna e ancora più il padre, di poche parole, modi bruschi, insulti facili. E il ragazzo non è da meno, ha conosciuto solo parole che somigliano a pietre, ordini, rimproveri, lamentele, non fa che usare la stessa durezza con chi gli sta attorno. Poi arriva Gheorghe, un ragazzo rumeno, e qualcosa cambia. Non subito, al contrario. Sulle prime Johnny lo accoglie con fastidio, una certa ostilità, sempre più evidente, fino a diventare fisica. Ma Gheorghe non si lascia intimorire né ingannare.Guarda, osserva, capisce. Non gli sfugge nulla, con i suoi grandi occhi scuri vede tutto e comprende ogni cosa. Ma non dice niente, lavora e tace. Osserva, non reagisce, tollera, sopporta, aiuta Johnny fino a conquistarne la fiducia, e anche altro. Il regista voleva rendere la poesia e l’asprezza della sua terra, dove è cresciuto (belle le immagini finali in super-otto) e ci riesce, facendo di quelle valli, il cielo grigio, le nuvole spesse come coperte, l’acqua gelida, un protagonista del film, capace di parlare più e meglio dei suoi personaggi, accompagnarli e completarli. Impossibile pensare a questo film senza quella terra.
Giudizio: ***

THE DISASTER ARTIST
Berenice dice: non convince
Stravagante quanto il suo protagonista. Tommy Wiseau, un megalomane aspirante artista, dalle origini oscure, età ignota e smisurata ricchezza, stringe amicizia con Greg, giovane e inesperto attore in cerca di fama. I due andranno a Los Angeles a inseguire il loro sogno e, quando capiranno che nessuno li farà lavorare, decideranno di fare da socinema, recensione, il dubbio, la terra di dio, the disaster artist, li. O meglio, Wiseau – con le sue manie di grandezze e sconfinati fondi – deciderà di scrivere, girare, interpretare e produrre il suo film, con attore protagonista il suo caro amico Greg. Risultato il peggiore film di tutti i tempi. Il regista James Franco decide di raccontare la vera storia del film, dall’amicizia tra Wiseau e Greg al disastroso insuccesso, passando per i deliri del protagonista, le scene del film fatte e rifatte (ricalcando pedissequamente quelle reali, come si vedrà nel finale che le mette a confronto), gli screzi fra gli amici, le violente reazioni di Wiseau. Ben girato, ben costruito, buon ritmo eppure non coinvolge, è la storia (quella vera) che non convince, il suo protagonista (ottimamente interpretato, forse fin troppo, da James Franco) a risultare più inquietante di quanto dovrebbe, finendo per allontanare (quasi disturbare).
Giudizio: **

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