TONYA

Berenice dice: le tante verità di una storia

Portland, Oregon, anni ’90. Tonya Harding, pattinatrice di fortissimo temperamento lotta come può e come sa per farsi accettare da un mondo non suo, che non la vuole, la respinge. Farà di tutto per arrivare in cima, partecipare alle Olimpiadi, far riconoscere al mondo il suo talento. Proprio di tutto. La storia la conosciamo, la verità non la conosceremo forse mai. Ciascuno ha la propria e la racconta, come in un’intervista, davanti alla telecamera, al regista e quindi a noi. Tutte vere, tutte credibili, tutte capaci di consegnarci un pezzo di una verità più profonda. Quella che il regista Craig Gillespie sa far emergere dai personaggi mentre si raccontano, una verità fatta d’assenza d’amore, incapacità di dare e ricevere affetto, che conosce una sola lingua, quella della violenza e della miseria, non solo esteriori. Eppure, per quanto faccia per dipingere i protagonisti di questa storia per quello che sono, insopportabili, spregevoli, detestabili, non riusciamo a odiarli. Con l’aiuto di un’ottima musica, un frenetico e interessante montaggio e non poca ironia.

Giudizio: ***

 

IL PRINCIPE FELICE

Berenice dice: la fine di un genio

Francia, Parigi, fine ‘800, un Oscar Wilde ormai alla fine, che arriva lenta e ben poco felice. Rupert Everett, al suo esordio alla regia, lo dipinge con il tratto ironico e brioso che gli conosciamo, ma c’è un che di malinconico e profondamente ingiusto in ciò che subisce. Ingiustizia che cogliamo sin dalle prime immagini, Everett si schiera e ci fa schierare da subito. Ma pur condividendone le motivazioni, narrativamente non funziona. Ancora una volta lo spettatore viene allontanato anziché avvicinato, finendo per non essere coinvolto, come dovrebbe, come vorrebbe. Peccato perché le ambientazioni sono perfette, la fotografia impeccabile, le immagini e la luce ti entrano dentro, ma ancora una volta non basta. Né basta la straordinaria interpretazione di Everett, verrebbe quasi da pensare abbia fatto l’attore per arrivare a recitare questa parte. Mai come qui, dentro il personaggio, e il personaggio dentro di lui.

Giudizio: **

 

LOVERS

Berenice dice: tante storie ma il meccanismo si ripete

Bologna, oggi. Quattro attori che si scambiano i ruoli per altrettante storie, otto coppie, sedici personaggi. Mariti, mogli, amici, amanti che ruotano ma gli schemi si ripetono e alla lunga diventano  scontati. C’è il lui ricchissimo e sprezzante, l’amico invidioso e un po’ sfigato, la moglie gelosa, il fidanzato possessivo, lui che tradisce lei, lei che tradisce lui, quasi che il meccanismo fosse condannato a ripetersi. Ne risentono i personaggi, a volte stereotipati, le situazioni non sempre credibili, le singole storie soggiogate da una struttura narrativa interessante ma alla fine ingombrante e forse anche soffocante. La curiosità iniziale rischia di diventare noia.  Spiace perché il film di Matteo Vicino ha una sua freschezza, una certa originalità (non portata fino in fondo, purtroppo) e mantiene una sua indipendenza. Occasione non proprio perduta ma forse non sviluppata al meglio.

Giudizio: **

 

I giudizi di Berenice:

***** imperdibile

**** meglio non perderlo

*** da vedere

** se proprio ci tieni

* lascia perdere

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